Strada del Pesce

RICCIONE


Pesce Riccione

IERI

Riccione, oggi conosciuta in Italia e in Europa come la “perla verde dell’Adriatico”, ha ricevuto in passato l’appellativo, sicuramente più marinaro e meno vacanziero, di “capitale delle poveracce”. Nel 1780 delle 850 persone residenti, oltre il 30% erano legate alle attività marinare, ma bisognerà attendere il 1897 e la munificenza della signora americana Boorman, perché l’autorità comunale riminese (solo succesivamente Riccione conseguì l’autonomia comunale) desse avvio ai lavori per la realizzazione di due moli guardiani alla foce del rio Melo. Il Borghi, un naturalista locale, nel 1935 riferisce “Riccione è il più importante centro dell’Adriatico per la pesca delle vongole, tanto che per lungo tempo ha avuto il titolo di capitale delle poveracce”. Ma, già in quel lontano 1935, lo stesso autore sottolinea come la nascente industria balneare porti ad inevitabili cambiamenti di costume tra la popolazione peschereccia. I giovani, infatti, sembravano perdere interesse per la dura vita del mare per dedicarsi alle nuove attività turistiche. E’ questa una delle tante testimonianze di una tradizione antica che lega la città di Riccione ad una risorsa di riva, che seppur povera (da cui sembra derivare il nome dialettale di poveraccia, perché come la tradizione insegna “povero era chi le pescava, povero chi le vendeva, povero chi le mangiava”), era comunque preziosa.

OGGI

La marineria riccionese è oggi assai ridotta e conta poco meno di una trentina di imbarcazioni da pesca dedite quasi esclusivamente alla pesca con attrezzi da posta (reti d’imbrocco, cestini, nasse e bertovelli). In relazione a ciò, le specie più pescate sono la seppia e la lumachina, con una produzione annuale complessiva di poco più di 100 tonnellate.  

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Per approfondimenti: I luoghi della pesca

Pubblicazione realizzata nell'ambito del progetto "MARIMED" La pesca come fattore di sviluppo del turismo sostenibile, gestito da Regione Emilia-Romagna Assessorato Turismo.Commercio