PORTO GARIBALDI
IERI
La denominazione di Porto Garibaldi è relativamente recente, risale infatti al 1919 quando con decreto reale si volle ricordare lo sbarco del Generale in questo luogo (originariamente denominato Magnavacca), sbarco forzato dal blocco navale austriaco (va ricordato che l’episodio rientra nella leggendaria fuga dagli austriaci di Garibaldi da Roma verso Venezia). Anche qui il porto è stato ricavato sulla parte terminale di un canale, precisamente del canale Pallotta che collega il paese di Comacchio, e le sue valli, al mare.
OGGI
La Marineria di Porto Garibaldi è oggi una delle più importanti della regione; fanno porto qui oltre 100 imbarcazioni da pesca, di cui oltre 30 svolgono come attività prevalente la pesca del pesce azzurro (sardoni, sarde, saraghine, sgombri, ecc.) con il sistema a volante, mentre le restanti pescano a strascico, con draga idraulica e con reti da posta. La grande flotta di imbarcazioni trova giustificazione “ambientale” nelle peculiarità ecologiche della zona marina; infatti le acque del Po, ricche di sali nutritivi, consentono elevate produzioni primarie che innescando le catene alimentari rendono la zona una delle più produttive, in termini di biomassa, dell’intero Mediterraneo. Per quanto riguarda la grande produttività dell’area marina, basterà qui ricordare, che nel solo mercato all’ingrosso di Porto Garibaldi il pesce azzurro commercializzato annualmente (negli anni 1998-2000) oscilla tra le 8.000 e le 12.000 tonnellate.
Per approfondimenti: I luoghi della pesca
Pubblicazione realizzata nell'ambito del progetto "MARIMED" La pesca come fattore di sviluppo del turismo sostenibile, gestito da Regione Emilia-Romagna Assessorato Turismo.Commercio







