CERVIA
IERI
L’attività di pesca di questo comune ravennate è nel passato accessoria alla più importante economia delle saline. Benché sussistano incertezze sulla data d’avvio dell’attività estrattiva del sale, certo è che a partire dalla fine del X secolo essa divenne fondamentale economicamente e decisiva negli accadimenti e nello sviluppo della città. Il portocanale stesso è sorto come canale di collegamento tra le saline e il mare, via acquea di transito delle “burchielle” dedite al trasporto del prezioso minerale, ma anche sistema di adduzione, ossia di rifornimento di acqua salata per gli specchi acquei estrattivi. Anche la marineria di Cervia è debitrice, come le altre realtà romagnole, verso le popolazioni venete e chioggiotte in particolare, che nell’Ottocento potenziarono la flotta locale, dedita quasi esclusivamente alla pesca costiera. Il legame stretto con Venezia è tutt’oggi festeggiato nella rievocazione storica dello Sposalizio del Mare, celebrazione di religiosità marinara risalente alla metà del XV secolo, che si svolge nel giorno dell’Ascensione.
OGGI
Nel secondo dopoguerra l’economia del sale è completamente decaduta, lasciando il primato a quella turistica. La pesca invece ha mantenuto il suo ruolo di economia accessoria nella realtà cervese, anche grazie allo sviluppo, nell’ultimo ventennio, di una significativa attività di mitilicoltura. Sono una cinquantina le barche da pesca iscritte al locale Ufficio Marittimo, medio-piccole dedite alla pesca con attrezzi da posta, allo strascico e alla pesca delle vongole. Una dozzina sono le unità asservite ad impianto, ossia le imbarcazioni adibite alla mitilicoltura in un unico impianto che occupa un’area di 200 ettari, con oltre 50 km di filari; la produzione di mitili si aggira sulle 1000- 1500 tonnellate.
Per approfondimenti: I luoghi della pesca
Pubblicazione realizzata nell'ambito del progetto "MARIMED" La pesca come fattore di sviluppo del turismo sostenibile, gestito da Regione Emilia-Romagna Assessorato Turismo.Commercio







