CATTOLICA
IERI
“Alla fine del secolo XVIII col nome di Porto di Cattolica si
indicava la leggera rientranza tra la foce del Tavollo e
quella del Conca”, tratto di costa settentrionale al promontorio
di Gabicce. I marinai “cattolichini” che inizialmente
trovavano rifugio con le loro barche alla foce del “Tavollo”,
dopo lunghe “battaglie” riescono ad ottenere la costruzione
di un vero e proprio portocanale solo alla fine dell’Ottocento,
mentre bisognerà aspettare il 1937 per la costruzione
dell’ampia darsena. Nello stesso periodo, nell’area
portuale di Cattolica, si sviluppa un’importante industria
di trasformazione del pescato (sarde e poveracce), a
cui testimonianza rimane ancora oggi l’alto camino.
Nel 1942 la flottiglia di Cattolica contava 164 battelli sui
quali erano imbarcati circa 700 marittimi, appartenenti a
350 famiglie, ossia 1/3 della popolazione residente.
OGGI
Oggi nel porto di Cattolica trovano rifugio imbarcazioni
iscritte al Compartimento Marittimo di Pesaro e di Rimini,
rispettivamente circa 75 e 70.
Oltre alle attività di pesca comuni in tutti i porti dell’Emilia-
Romagna (strascico, attrezzi da posta, volante), una delle
attività prevalenti è la pesca delle poveracce (vongole),
svolta con un attrezzo denominato draga idraulica; complessivamente
sono circa 44 le imbarcazioni cattolichine
impegnate nella pesca di questo gustoso mollusco che,
benché comune lungo tutta la fascia costiera adriatica, è
particolarmente abbondante sui fondali compresi tra i 3 e
i 10 m di profondità tra i porti di Rimini e quello di Pesaro.
Complessivamente le draghe idrauliche o vongolare del
compartimento di Rimini sbarcano attualmente circa 1.500/
2.000 tonnellate di poveracce all’anno.
noltre negli ultimi 15 anni, alla tradizionale pesca subacquea
dei mitili su banco naturale, si è sovrapposta un’importante
attività di mitilicoltura, ossia un vero allevamento
marino di mitili. Questa attività viene svolta in due ampie
aree di circa 200 ettari ciascuna, poste a circa 1,5 miglia
nautiche dalla costa di fronte a Portoverde e Vallugola. In
questa area, lunghi filari ancorati al fondo e sostenuti da
boe a circa 5 m di profondità, vengono allevati i mitili in
reti di plastica di 3 m di lunghezza per 10-30 cm di diametro.
Va ricordato che, sia le poveracce che i mitili, crescono in
zone di produzione di categoria A, controllate quindicinalmente
dai competenti servizi veterinari provinciali, provengono,
cioè, da zone microbiologicamente e chimicamente
sane e quindi non richiedono la depurazione.
Per approfondimenti: I luoghi della pesca
Pubblicazione realizzata nell'ambito del progetto "MARIMED" La pesca come fattore di sviluppo del turismo sostenibile, gestito da Regione Emilia-Romagna Assessorato Turismo.Commercio







