Strada del Pesce

BELLARIA, IGEA-MARINA


Pesce Bellaria Igea Marina

IERI

“Già alla fine dell’Ottocento, sulla riva sinistra della foce dell’Uso, si stendeva una borgata di case, poco più che capanne, abitate da pescatori, che ricoveravano le loro barche nel fiume, precariamente adattato a rifugio portuale”. Così, viene descritta dagli storici la borgata piscatoria sorta alle foce dell’Uso, in vicinanza di una delle torri costiere d’avvistamento costruite sul finire del Seicento dallo Stato Pontificio per la difesa dal pericolo saraceno. Qui nasce una contrada di pescatori terrieri, dediti cioè a quell’insieme di tecniche di pesca che si esercitavano dalla spiaggia (tratta, spontello, cogolli, ecc.) o comunque poco lontano dalla riva con piccole barche a remi e a vela (battane, lance, ecc.).

OGGI

La marineria bellariese ha in parte mantenuto, nonostante troviamo imbarcazioni che svolgono la pesca a strascico e con draga idraulica, la vocazione per la pesca con attrezzi da posta. Le battane, in questi ultimi anni, sono state attrezzate con veloci motoscafi plananti, mentre gli attrezzi, benché costruiti con materiali moderni, sono sostanzialmente gli stessi di un tempo (reti d’imbrocco, tramagli, cogollini, nasse, ecc.); su circa 100 imbarcazioni iscritte nel locale ufficio marittimo oltre la metà esercitano, infatti, quest’attività. Le principali catture sono la seppia, le lumachine, le sogliole, le canocchie, le mormore o rigattini, ecc.. Dal 1987, a poche miglia a sud del porto, sono stati realizzati estesi impianti di mitilicoltura, su un’area di 450 ettari, in cui si producono annualmente 3-4.000 t. di mitili e una minima quantità di ostriche.

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Per approfondimenti: I luoghi della pesca

Pubblicazione realizzata nell'ambito del progetto "MARIMED" La pesca come fattore di sviluppo del turismo sostenibile, gestito da Regione Emilia-Romagna Assessorato Turismo.Commercio