Strada del Pesce

ECONOMIA

Se importante è la industria alla pesca per la produzione alimentaria, che in larga copia essa estrae dal mare, e che poi il commercio spedisce con facilità in tutte le Città e Borgate del Regno con reale vantaggio di tutte le classi e specialmente delle meno agiata, altrettanto rileva per quella classe che esclusivamente a questa industria si dedica...

Relazione sulla pesca nel Compartimento di Rimini (da Senigallia esclusa, fino alla foce di Po di Goro), 1872

Rientro di un trabaccolo nelLa pesca e l’allevamento ittico lagunare hanno una plurisecolare tradizione in Emilia-Romagna. La pesca si sviluppò notevolmente alla fine del XIX secolo, per una serie di favorevoli concause. Dopo l’unità d’Italia, il miglioramento dei collegamenti stradali e la realizzazione di quelli ferroviari, l’immigrazione di pescatori veneti e marchigiani, la realizzazione
di nuove opere portuali, la nascita delle prime organizzazioni cooperative
e sindacali, consentirono un signifi cativo incremento delle attività pescherecce. Nel secondo dopoguerra la completa motorizzazione del
naviglio, l’introduzione delle fi bre sintetiche per la realizzazione di cavi
e reti, le apparecchiature elettroniche per la navigazione e la comunicazione, le nuove tecniche di pesca, hanno insieme contribuito alla modernizzazione del settore.

Oggi i 130 chilometri di costa dell’Emilia-Romagna sono suddivisi in due
compartimenti marittimi: Ravenna e Rimini. Nel più settentrionale si trovano i porti pescherecci di: Goro, Porto Garibaldi, Marina di Ravenna e
Cervia, mentre in quello meridionale si trovano: Cesenatico, Bellaria, Rimini, Riccione e Cattolica.

Porto di Goro, imbarcazioniNegli ultimi anni la fl otta da pesca conta circa ottocentocinquanta imbarcazioni, di cui circa la metà inferiori ai dieci metri di lunghezza e le
restanti con una lunghezza media di quindici metri. Quattro sono le
tipologie di pesca più diff use: strascico, volante, draga idraulica, pesca con attrezzi da posta (reti d’imbrocco, nasse, cestinini, ecc.). Complessivamente la produzione peschereccia annua regionale si attesta da qualche anno attorno alle 30.000 tonnellate e rappresenta il 10% della
produzione ittica nazionale. Quantitativamente il pesce azzurro, pescato
con le volanti (due barche trainano un’unica rete che pesca a mezz’acqua), è quello più importante, con circa 15.000 tonnellate. La produzione di poveracce, pescate con la draga idraulica (una cesta in ferro trainata in retromarcia) si attesta sulle 2.000 tonnellate. Tra le specie di fondo, pescate sia con le reti a strascico che con gli attrezzi da posta, quelle più signifi cative sono la canocchia con 2.500 tonnellate, la seppia 1.000 tonnellate, la triglia 1.000 tonnellate, la sogliola e il nasello, entrambe con 800-1.000 tonnellate. Rilevante e caratteristica è anche la pesca del lumachino, pescato con i cestini, che si attesta annualmente sulle 800- 1.000 tonnellate. E’ bene sottolineare che la pesca a strascico e la pesca con reti da posta sono caratterizzate da una multispecifi cità di catture che garantisce, anche in termini gastronomici, una grande ricchezza.

Porto di Rimini, imbarcazioniPer quanto riguarda la maricoltura, due sono le attività in Emilia-Roma-gna: l’allevamento su fondali lagunari di vongola verace e l’allevamento in sospensione in mare di mitili. Negli ultimi anni è in crescita l’interesse commerciale e produttivo per l’ostrica piatta, che vanta una importante
tradizione sia di pesca che di allevamento lagunare. Gli impianti a mare
per l’allevamento di mitili sono una ventina, su cui operano oltre 160 imprese per una produzione annua attestatasi negli ultimi anni sulle 15.000 -20.000 tonnellate. Gli allevamenti su fondale di vongole veraci, ubicati per la maggior parte nella Sacca di Goro, sono una ventina, in cui
operano un migliaio di addetti, per una produzione annua di circa 8.000
-10.000 tonnellate. Queste produzioni sono signifi cative sia a livello nazionale che europeo.

In regione il movimento cooperativo rappresenta un’importantissima
realtà, di lunga tradizione. La prima “Società di mutuo soccorso fra la
marineria” venne costituita nel 1884 a Rimini e già dopo due anni contava
oltre 300 iscritti. Risalgono ai primi decenni del Novecento le prime società cooperative che, oltre a tutelare i diritti dei pescatori, acquistarono ben presto un ruolo decisivo anche nello sviluppo del settore.

Oggi importanti cooperative si trovano in tutte le marinerie, della regione, e rappresentano gli interessi economici e sociali della maggior parte sia dei pescatori che delle imprese.